Con la tecnologia possiamo fare interventi ad hoc

Con la tecnologia possiamo fare interventi ad hoc

Articolo di Giulia di Leo

Di tumore al cervello se ne parla sempre di più.
Che non vuol dire dover averne più paura rispetto al passato, ma semplicemente che la medicina ha fatto passi da gigante e oggi si possono operare patologie su cui prima era impensabile intervenire. «In dieci anni abbiamo fatto progressi paragonabili a quelli degli ultimi cinquant’anni».
Andrea Barbanera, primario della Neurochirurgia all’Aou, si riferisce agli sviluppi tecnologici che hanno un impatto positivosul lavo-
ro dell’équipe chirurgica ma anche e soprattutto su ripresa e qualità della vita dei pazienti.
Il reparto non si occupa solo di patologie cerebrali tumorali, ma anche d i quelle vascolari e della colonna vertebrale. A tutte e tre si dedica l’attività interventistica e di ricerca. «Da quando siamo Azienda Ospedaliero-universitaria – conferma Barbanera -fare ricerca è diventato natu-
rale anche per noi chesiamo un reparto fisicamente ospedaliero.
Si respira un atteggiamento favorevole e portare avanti gli studi incontra meno ostacoli burocratici».
In Neurochirurgia significa operazioni meno invasive e una chirurgia customizzata sul paziente.
«Anche con la stessa patologia – spiega il primario – ogni persona ha caratteristiche biologiche differenti. Così possiamo essere più accurati nella cura».
Sono arrivati nuovi materiali d a impiantare nella colonna vertebrale per trattare tumori e infezioni. Un altro progetto sta studiando soluzioni di artrodesi, ossia la fusione delle vertebre, per le patologie degenerative. In campo cerebrale le tecnologie consentono l’uso di coloranti per la patologia tumorale e resta attiva la tecnica dell’Awake surgery, operazione al cervello da svegli. «Permette d i spingerci ulteriormente nell’intervento -dice Barbanera – con risultati buoni per la sopravvivenza». Con l’Istituto Tecnologico di Genova il reparto sta lavorando a uno studio di monitoraggio prima, duranre e dopo l’operazione su una determinata tipologia di tumore cerebrale, in un campione di pazienti con le stesse età e caratteristiche cliniche, per capire se il cervello sia in grado di creare nuovi circuiti in sostituzione a quelli danneggiati dalla malattia.
E l’Intelligenza artificiale? «Arriverà a breve vista la velocità con cui si sta sviluppando», anticipa Barbanera che tiene a sottolineare: «Nessuna tecnologia può sostituire la mano umana». Per questo serve un aggiornamento continuo e costante: «Nella nostra équipe abbiamo persone completamente dedicate alla formazione specifica delle tecnologie». E poi ci sono le lezioni, teoriche ma anche pratiche con proiezione in diretta dei suoi stessi interventi, che il primario tiene all’Upo anche se la sede alessandrina non ha la specialità neurochirurgica. Da Genova e Pavia,
invece, arrivano gli specializzandi. «Danno forza lavoro-precisa Barbanera – e ci costringono a rimanere aggiornati».